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Alberto Belli

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Il Piccolo Principe al Teatro Celebrazioni di Bologna

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Dal 6 all’8 marzo 2026, il Teatro Celebrazioni di Bologna ospiterà ben 4 spettacoli de “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry

A Bologna torna uno dei romanzi che hanno fatto la storia della letteratura italiana ed europea. Si tratta de “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, pubblicato per la prima volta nel 1943.

Dopo lo straordinario successo riscosso in tre anni con oltre 150.000 spettatori, Il Piccolo Principe ricomincia il suo tour teatrale con la versione firmata da Stefano Genovese. Una rappresentazione in equilibrio tra prosa, musical, arte circense e installazione, che si snoda attraverso gli innumerevoli linguaggi che la narrazione, la musica, il canto, la scenografia e la performance offrono. D’altronde, “Le Monde” lo ha inserito tra i migliori libri del XX secolo.

Il racconto andrà in scena al Teatro Celebrazioni, in centro a Bologna, da venerdì 6 a domenica 8 marzo 2026. Venerdì sera ci sarà un’unica rappresentazione alle ore 21.00, sabato sono invece in programma due spettacoli (alle ore 16.00 e alle ore 21.00); e infine si chiude domenica alle ore 17.30.

 

Il Piccolo Principe: la trama del libro

Il Piccolo Principe è un romanzo, magnificamente scritto da Antoine de Saint-Exupéry, che racconta l’incontro tra un aviatore precipitato nel deserto del Sahara – che rappresenta l’autore stesso – e un bambino misterioso, il Piccolo Principe appunto, proveniente da un altro pianeta piccolissimo, chiamato asteroide B-612.

Su questo pianeta ci sono solo tre vulcani e una rosa, nient’altro. La rosa è bellissima, ma anche capricciosa e orgogliosa: il Piccolo Principe le vuole bene, ma non capisce subito quanto sia importante per lui. Egli quindi decide di lasciare il suo pianeta perché confuso dal comportamento della rosa stessa: lei è vanitosa, a volte lo tratta male e lui si sente ferito. In realtà lui la ama, ma è troppo piccolo per capirlo. E allora parte per viaggiare nello spazio e cercare risposte.

Durante il viaggio, il Piccolo Principe visita diversi pianeti, ognuno abitato da un solo adulto. Questi adulti rappresentano difetti degli adulti veri. Innanzitutto il re, che vuole comandare tutti anche se non ha nessuno su cui comandare: rappresenta il desiderio di potere. Poi il vanitoso, che vuole solo essere ammirato e rappresenta chi vive di apparenza. Quindi l’ubriacone, che beve per dimenticare e rappresenta la fuga dai problemi.

Si susseguono poi l’uomo d’affari, che conta le stelle di cui vuole appropriarsi e rappresenta l’avidità e l’ossessione per i numeri, e il “lampionaio”, un uomo che semplicemente accende e spegne il lampione senza sosta: rappresenta chi obbedisce senza pensare. E infine tocca al geografo, colui che scrive libri ma non esplora, per simboleggiare la conoscenza senza esperienza.

Nel suo lungo viaggio, il Piccolo Principe arriva sulla Terra. Qui resta stupito perché ci sono moltissime persone. Fra le varie peripezie fa l’incontro che cambia completamente la storia del libro e conferisce un senso più grande al tutto: quello con la volpe. Essa gli spiega cosa significa “addomesticare”, cioè creare un legame; la volpe gli insegna infatti che le cose più importanti – come amore, amicizia, affetto – non si vedono, ma si sentono. Il Piccolo Principe pensa quindi subito alla sua rosa e capisce che è unica: non perché sia diversa dalle altre, ma perché lui se ne è preso cura, le ha dedicato tempo e amore.

E quindi come finisce il libro? Il Piccolo Principe vuole tornare dalla sua rosa, ma un serpente lo morde e il suo corpo scompare: non è una morte vera e propria, ma un ritorno al suo pianeta. Il messaggio è che ciò che conta davvero non muore mai, anche se non si vede più.

 

Cosa ci insegna il romanzo di Antoine de Saint-Exupéry

Il Piccolo Principe è la storia che tutti conoscono ma nessuno ricorda, quasi a provare che quanto dice il suo autore corrisponde alla verità: gli adulti non pensano mai alle cose veramente importanti. E quali sono queste cose, quelle che ci insegnano da piccoli e che dimentichiamo una volta diventati grandi? Spetta proprio al Piccolo Principe, eterno bambino, rinfrescarci la memoria. Proprio come sosteneva lo stesso Antoine de Saint-Exupéry, le immagini aiutano a non dimenticare, a rendere reale ciò che, se fosse solo raccontato, non sarebbe creduto. Un pensiero molto attuale, estremamente all’avanguardia in un’epoca in cui ancora la fotografia era agli albori, quasi a predire l’importanza che essa, un secolo dopo, avrebbe iniziato ad avere nelle vite di ciascuno di noi.

Il Piccolo Principe è un libro per adulti, è vero, ma è scritto come se fosse per bambini. Di fatti ancora oggi in molte scuole italiane viene utilizzato per illustrare alcune importanti lezioni di vita ai giovani studenti.

Questo romanzo infatti insegna ai piccoli che amare qualcuno o qualcosa significa prendersene cura e che i veri legami rendono le persone uniche. Utilizzando la frase “l’essenziale è invisibile agli occhi” infatti, l’autore ci spiega come ciò che rende speciale qualcuno o qualcosa sia il tempo e l’amore che gli dedichiamo.

Il libro è una favola solo in apparenza: in realtà è una profonda riflessione sulla vita, sull’amicizia, sull’amore e sul senso di responsabilità. Saint-Exupéry critica il mondo degli adulti, spesso troppo concentrato su numeri, potere e apparenze, contrapponendolo allo sguardo puro e sincero dei bambini e invitando ciascuno di noi a non perdere il bambino che siamo stati. La rosa simboleggia l’amore imperfetto ma unico, mentre la volpe rappresenta il valore dei legami e dell’“addomesticare”, richiamando l’importanza di creare relazioni autentiche. Il messaggio centrale del libro invita il lettore a guardare oltre ciò che è visibile e a riscoprire la sensibilità e la fantasia che spesso si perdono crescendo.

 

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