Alberto Belli

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Le Sette Chiese: un tesoro a Bologna centro

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La chiesa di Santo Stefano è un luogo particolare, dal sapore autenticamente bolognese, in grado di incantarvi in qualsiasi stagione. 

Anche nota come il Complesso delle Sette Chiese, la Basilica è una commistione di complessità e varietà architettoniche e artistiche, il tutto avvolto nel mistero e nella leggenda.  Sono questi gli elementi che rendono la chiesa un unicum nel panorama bolognese. 

Chiesa di Santo Stefano Bologna.
Fonte: WikiCommons

Dove si trova la Basilica di Santo Stefano?

La Basilica di Santo Stefano si trova alla fine di via Santo Stefano, al numero 24 e si affaccia sull’omonima piazza. In realtà, questa la toponomastica non la considera come tale. Ma la sua configurazione triangolare e la prospettiva a imbuto, che si percepiscono quando viene percorsa la via di Porta Ravegnana, portano a considerare questa parte della via di Santo Stefano come tale.

Scopri di più sulla storia delle Porte e delle Mura difensive della città!

Visuale della Piazza di Santo Stefano.
Fonte: WikiCommons

La Piazza e la Basilica di Santo Stefano sono luoghi rilassanti e pieni di spiritualità. Il pavimento circostante è quasi totalmente composto da sampietrini, sul quale trovano posto numerosi tavolini dei vari punti di ristoro. Luogo ideale per rilassarsi a contemplare la Basilica di Santo Stefano sorseggiando un caffè, gustando un aperitivo in compagnia o un buon piatto di tortellini. Scopri di più sulla sfoglia e su dove mangiarla nel nostro articolo Pasta fresca a Bologna: l’arte delle sfogline.

Come riconoscere la Basilica di Santo Stefano?

Se provenite da via di Porta Ravegnana, la Basilica vi si svelerà in modo del tutto scenografico.

I mattoni rossi dei palazzi e del complesso delle Sette Chiese, insieme al verde scuro dei cipressi della basilica, accompagnano e arricchiscono questa splendida cornice. Una volta arrivati nella Piazza, potrete ammirare un complesso che non si presenta con una facciata unica, ma con diversi frontali, asimmetrici e frammentari.

È bene ricordare che varie sono state le demolizioni e gli interventi avvenuti intorno alla Chiesa di Santo Stefano nel corso dei secoli.

Attraversando portici e palazzi cinquecenteschi, si schiude uno scrigno di chiese e monasteri: al centro potete ammirare la chiesa di San Giovanni Battista (del Crocifisso), l’unico accesso consentito al complesso. Il portale d’ingresso è sovrastato dalla scritta Sancta Sanctorum e da una mano che benedice. A destra di questa chiesa, c’è il monastero di Santo Stefano, con alti cipressi e un giardino. A sinistra troverete la chiesa ottagonale del Santo Sepolcro, e accanto a essa quella dedicata ai Santi Vitale e Agricola.

Chiesa ottagonale del Santo Sepolcro e, accanto, quella dedicata ai Martiri Vitale e Agricola.
Fonte: WikiCommons

Curiosità artistiche e architettoniche della facciata della Basilica di Santo Stefano

Le colonnine che fiancheggiano il portale d’ingresso sono ornate da capitelli, in cui sono raffigurati animali e figure umane.

Sul perimetro sinistro della chiesa del Crocifisso è possibile notare una lapide marmorea, dedicata alla dea Iside ritrovata nel 1299. Per i più attenti sulla facciata è possibile riconoscere un uccellino scolpito in una mattonella, provate a individuarlo!

Nel giardino davanti la chiesa del Sepolcro, vicino ai cipressi, ci sono due sarcofagi, di diverse epoche, tra i quali è possibile vedere quello della famiglia Orsi. Si sta parlando di un sarcofago di marmo romano, del III secolo d.C. riutilizzato come propria sepoltura dalla famiglia Orsi, tra la seconda metà del XV secolo e gli inizi del XVI secolo. Una particolarità che è visibile sulla facciata della chiesa di Santo Sepolcro è una mattonella in pietra nera, chiamata “la preda della verità”. Secondo la tradizione, chiunque si rispecchiasse in questa, avrebbe potuto vedere riflessi i propri peccati e difetti.

Perché la Basilica di Santo Stefano è chiamata anche Sette Chiese?

Sette Chiese è la denominazione che la tradizione popolare attribuisce alla Chiesa di Santo Stefano. Alla fine del IX secolo a tale complesso è stato conferito il titolo di Sancta Hjerusalem.

Infatti, questo gruppo di chiese e monasteri rappresenta una delle più iconiche riproduzioni dei Luoghi Santi di Gerusalemme. Ecco perché nel corso dei secoli il complesso stefaniano bolognese ha rivestito una significativa importanza religiosa, diventando un forte richiamo per tutti i fedeli cristiani.

Antico tempio del culto di Iside, punto di ritrovo dei Longobardi e luogo di ispirazione e studio per Dante Alighieri, il profilo delle Sette Chiese così come ci appare oggi è il frutto di una storia lunga e articolata, che ha modificato il profilo della Basilica di Santo Stefano.

Dalle invasioni degli Ungari, nel X secolo, ai numerosi restauri, che si sono susseguiti nei secoli, oggi ritroviamo solo quattro delle iniziali “Sette Chiese”.

Perché il nome “Chiesa di Santo Stefano”?

Una delle domande che sorgono è come mai a questo complesso è stato assegnato il nome del protomartire Stefano, quando al suo interno i riferimenti a questo santo sono molto rari.

Infatti, nella Chiesa di Santo Stefano a Bologna, sono conservate poche reliquie del santo, tra le quali alcuni frammenti ossei, sassi della flagellazione, secondo la tradizione intrisi del sangue del santo. Queste reliquie sono custodite nel museo del monastero, e sempre secondo la tradizione sarebbero state portate da Gerusalemme a Bologna da Petronio.

Inoltre nella chiesa del Crocifisso, il santo è rappresentato in una tela a olio, di Pier Francesco Cittadini (XVII secolo). Nel cortile di Pilato lo troviamo in una rappresentazione di Giuseppe Maria Crespi, e nel museo è conservata una copia dell’opera di Francesco Raibolini, il cui originale si trova a Galleria Borghese a Roma.

Dobbiamo ricordare che la tradizione attribuisce al vescovo Petronio la fondazione del nucleo originario del complesso. L’idea era quella di ricostruire luoghi di culto e preghiera, che ricordassero quelli della terra santa.

Il complesso delle Sette Chiese avrebbe rappresentato Gerusalemme, via Santo Stefano la valle di Giosefat, San Giovanni in Monte il monte degli ulivi e via de Pepoli il fiume Ezechia. E quale migliore denominazione, per uno spazio sacro che ricordasse la Terra Santa, se non quella del primo testimone della fede cristiana, il primo martire del Nuovo Testamento, cioè Santo Stefano?

Origini e leggende sulla Chiesa di Santo Stefano

Altro tema legato alle origini del Complesso di Santo Stefano, riguarda un presunto santuario dedicato a Iside, in epoca pagana.

Come già ricordato, nel 1299 è stata scoperta, sul lato sinistro della chiesa del Crocifisso, una lapide con incisa una dedica alla dea egizia Iside: Dominae Isidi Victrici Nomine. Molti gli studi che si sono susseguiti intorno a tale questione. La maggior parte degli studiosi sembra concordare sul fatto che nella zona della Chiesa di Santo Stefano esistesse un santuario dedicato a Iside. 

Per l’appartenenza di alcuni elementi architettonici, ritrovati nell’area, come le colonne in marmo cipollino che circondano l’area del Sepolcro, e l’esatta collocazione del santuario, la discussione non si è ancora conclusa. 

Varie sono le ipotesi degli esperti: sia che questo tempio si trovasse dove è sorto il Complesso delle Sette Chiese, sia che si trovasse in un palazzo vicino, e la distanza limitata tra questo e il santuario avrebbe favorito il riutilizzo di alcuni materiali, dopo che distrussero il tempio pagano. Quest’ultima sembrerebbe nettamente l’ipotesi più avvalorata.

Tradizione e Fondazione del Complesso delle Sette Chiese

Ci sono due date certe che riportano la presenza del complesso stefaniano, l’887 d.C. e il 983 d.C. La prima rimanda a un documentoin cui si parla per la prima volta di un Sactum Stephanum qui vocatur Sancta Hierusalem.  In questo documento si parlava di beni che il vescovo di Parma Vibodo e la monaca Vulgunda avevano acquistato da vari arcivescovi e vescovi, tra i quali anche quello di Bologna. Tra questi beni era menzionato anche il complesso stefaniano.

Il 983 d.C. è invece la data in cui risale la più antica attestazione scritta dell’esistenza del monastero. Dunque è possibile affermare che il Complesso delle Sette Chiese sia stato fondato prima dell’ 887 d.C.

E tale cronologia e documentazione scritta si trovano in concordanza con la tradizione, che pone la fondazione di Santo Stefano da parte del vescovo Petronio, vescovo di Bologna tra il 431 e il 450 d.C. 

Il corpo di San Petronio venne poi ritrovato proprio in Santo Stefano, intorno al XII secolo. Oggi i resti del corpo del patrono della città sono conservati nella Basilica a lui dedicata.  Questo non è un avvenimento strano: nonostante tutta la storia del Complesso delle Sette Chiese sia attraversata da leggende, bisogna notare che era consueto che il promotore di una fondazione religiosa vi venisse sepolto. 

Inoltre, sembrerebbe che intorno al V secolo il futuro vescovo Petronio abbia realizzato un pellegrinaggio a Gerusalemme. In questa occasione avrebbe portato con sé numerose reliquie, arricchendo così la Basilica da lui fondata e dedicandola al protomartire. In questo modo Petronio avrebbe sugellato il passaggio della comunità bolognese dai vecchi culti, al pieno coinvolgimento nel messaggio di Cristo, legando profondamente il suo nome a quello della città.

Il tour delle Sette Chiese

Se volete immergervi tra le bellezze del complesso delle Sette Chiese, tra cortili e monasteri, seguiteci e continuate a scoprire tante altre curiosità!

Chiesa del Crocifisso

La chiesa del Crocifisso rappresenta l’unica entrata possibile per accedere al complesso. Un tempo era dedicata a Giovanni Battista e alla Maddalena.

Questa chiesa ha una sola navata, con un tetto a capriata e il presbiterio sopraelevato.  In fondo all’edificio è possibile accedere alla cripta, scendendo alcuni scalini. Questa dall’XI secolo custodisce parte dei corpi dei Santi Vitale e Agricola.

Tale chiesa fu fondata nell’VIII secolo da Ildebrando e Liutprando, re dei Longobardi: infatti questo edificio ha conservato per molto tempo il suo tipico aspetto e stile longobardo. Poi una serie di restauri, a partire dall’Ottocento, non hanno fatto altro che complicare e rendere nebulosa la lettura e l’interpretazione dello spazio.

Tra i vari dipinti e opere artistiche presenti, ricordiamo che sul lato destro della Chiesa del Crocifisso è possibile notare una tela a olio, del XVII secolo, di Pier Francesco Cittadini, in cui è raffigurata la lapidazione del diacono Stefano, e la Pietà in cartapesta policroma di Angelo Gabriello Piò.

Invece sul lato sinistro c’è il Miracolo di S. Mauro Abate, di Teresa Muratori del XVI secolo. Se vuoi approfondire le donne bolognesi che hanno fatto la storia, leggi il nostro articolo: conoscerai la storia di Elisabetta Sirani, di Irma Bandiera e di molte altre!

La cripta

Percorrendo tutta la chiesa del Crocifisso, e scendendo alcuni gradini, arriverete alla Cripta. Il suo accesso, fino al Seicento, era dal cortile di Pilato. Questa è rappresentativa dell’edilizia tipica medievale bolognese a oratorio.

Per quanto riguarda l’architettura, la cripta ha cinque piccole navate, composte da colonne di recupero. Essa custodisce i resti dei corpi dei Santi Vitale e Agricola. Le colonne delle navate sono quattordici, e sono in marmo. Tra queste potete trovare una grande varietà di materiale utilizzato, e diversi stili di capitelli, tra i quali è possibile riconoscerne alcuni di ispirazione franca e altri rinascimentale.

Due le colonne che si distinguono rispetto alle altre. Una in mattoni e l’altra in marmo, ed entrambe poste all’ingresso della cripta, sul lato sinistro. Secondo la storia, la colonna di marmo proviene direttamente da Gerusalemme, e il vescovo Petronio l’avrebbe portata a Bologna. Tale colonna rappresenterebbe l’altezza di Cristo: essa infatti è alta 54 oncie.

Secondo una simbologia più tarda rispetto all’impianto originario, la chiesa rappresenterebbe il cenacolo, cioè il luogo situato sul Monte Sion a Gerusalemme, dove Gesù cenò per l’ultima volta con gli apostoli.

Per altri dettagli e curiosità sulla Cripta di Santo Stefano, e per conoscere le altre cripte della città, leggete l’articolo Bologna sotterranea: un viaggio nelle quattro cripte.

La chiesa di Santo Sepolcro

Sul lato sinistro della Chiesa del Crocifisso, attraverso una piccola porta salendo alcuni gradini, entrerete in uno dei luoghi più interessanti e iconici dell’intero complesso: la chiesa di Santo Sepolcro. Questa chiesa originariamente era stata dedicata a Santo Stefano.

Esterno della chiesa del Santo Sepolcro, con la sua pianta ottagonale.
Fonte: WikiCommons

Una luce debole illumina tale spazio, denso di sacralità e mistero che riproduce la tomba di Cristo.

Da questa chiesa è possibile far iniziare la storia e l’origine dell’intero Complesso delle Sette Chiese. A partire dall’origine pagana, con il tempio di Iside, fino ad arrivare alla storia cristiana, con la conversione del tempio a uno spazio adibito a uso battesimale. 

L’elemento dell’acqua unisce entrambi i culti, e sembrerebbe aver incentivato il vescovo Petronio a costruire un impianto sacrale, simile a quello costantiniano, visto durante il suo viaggio a Gerusalemme. Infatti, nella terra santa la chiesa del Santo Sepolcro fu costruita in un luogo che la tradizione indica come quello in cui avvenne la crocifissione, l’unzione, la sepoltura e la resurrezione di Gesù.

La struttura interna di questa chiesa è un dodecagono, mentre quella esterna un ottagono. Il numero otto ricorda la Resurrezione, il dodici rappresenta il numero degli apostoli e le tribù di Israele. Infine, dodici sono le colonne che circondano il Sepolcro, dodici le bifore che delimitano, nella galleria superiore, le dodici parti che compongono la cupola.

Edicola di Santo Sepolcro

Secondo la storia e la tradizione, l’edicola che sorge al centro della Chiesa di Santo Sepolcro rappresenta il Monte Calvario. Questa edicola rappresenta il luogo della sepoltura di Cristo; l’angelo di marmo posto al centro dell’edificio indica la Resurrezione.

È importante ricordare che la Basilica di Santo Stefano venne arricchita di reliquie e tesori preziosi anche grazie ai crociati che rientrarono dalla Terrasanta. E proprio il loro ritorno stimolò importanti ristrutturazioni architettoniche

Ecco che quello che i crociati avevano visto a Gerusalemme, cioè l’impianto di Costantino Monomaco, costruito tra il 1036 e il 1048, dopo la distruzione dell’Anastasis, divenne lo spunto per la costruzione dell’Edicola. 

I componenti architettonici dell’edicola, come la scala di accesso, la balaustra e l’altare, sono stati posti nella chiesa alla fine del XIX secolo. Tra i vari elementi presenti in questo spazio, se volgete lo sguardo verso destra, in posizione centrale rispetto all’edicola, potrete notare una colonna di marmo nero. Questa colonna è rappresentativa di un momento importante della Passione di Cristo: è la “colonna del Flagello”.

Chiesa dei Santi Vitale e Agricola

Dalla chiesa di Santo Sepolcro, dal lato sinistro, è possibile accedere alla chiesa dei Santi Vitale e Agricola.

I due protomartiri sono rappresentati da un bassorilievo, posto sulla facciata dell’edificio, di cui una copia è anche conservata nel Museo di Santo Stefano.

Questa chiesa ha avuto un’importanza centrale nella storia del complesso. Nonostante diverse distruzioni e ricostruzioni nel corso dei secoli, la Chiesa dei Santi Vitale e Agricola è riuscita a mantenere e conservare le sue caratteristiche principali romane-longobarde. Lo testimoniano i capitelli, i mosaici e i frammenti di affreschi che possono essere notati in questo spazio.

Tale chiesa è la più semplice rispetto alle altre presenti. Ha tre navate e le colonne sono caratterizzate da capitelli in stile ionico. Ai lati di questo spazio sacro ci sono i due sarcofagi dei santi Vitale e Agricola, risalenti al IX-XI secolo. Su di essi sono rappresentati degli animali simbolici, quali cervi, pavoni e leoni.

Il culto dei due Santi

La storia del culto dei due santi Vitale e Agricola, uno servo e l’altro suo padrone, che morirono per la loro fede in Cristo, si collega alla figura dell’arcivescovo milanese Ambrogio. Infatti quest’ultimo, in una delle sue visite alla città di Bologna, nel 393, assistette al ritrovamento dei corpi di questi due protomartiri bolognesi.

I resti dei due Santi, nei loro sarcofaghi, furono subito esposti alla venerazione pubblica, e molto probabilmente fu Petronio promuovere e diffondere il loro culto.

Non a caso, nel sarcofago di Agricola sono scolpite tre figure, di cui quella al centro è riconoscibile in sant’Ambrogio. Poi ai lati è possibile vedere Sant’Ambrogio, che tiene in mano la palma del martirio, e santa Tecla, martire venerata da Sant’Ambrogio.

Una credenza legata alla storia plurisecolare di queste Sette Chiese è che la croce di metallo, fissata al muro, è quella della crocifissione di Agricola.  Inoltre, sempre  secondo la tradizione, dal terzo gradino dell’altare maggiore è possibile scorgere le misure dei piedi di Gesù e della Madonna, come anche la lunghezza delle ferite del costato di Cristo.

Vuoi scoprire altre leggende e segreti legati alla città di Bologna? Leggi il nostro articolo sui Sette Segreti della città.

Il cortile di Pilato

Il cortile di Pilato rappresenta il fulcro centrale attorno al quale si organizzano tutti gli altri edifici del complesso delle Sette Chiese.

Potete accedere al cortile attraverso la chiesa di Santo Sepolcro. Il nome del cortile ricorda il “litostroto”, cioè una pavimentazione dove Pilato processò Gesù. I pilastri che caratterizzano il cortile sono di pianta cruciforme e hanno capitelli cubici, di stile lombardo. Invece il selciato è a ciottoli, e rimanda allo stile bolognese, della prima metà del XVIII secolo.

Cappelle e tombe funerarie

Varie sono le cappelle e le lapidi funerarie presenti, tra le quali una molto particolare, in cui sono incise un paio di forbici. Probabilmente si tratta della tomba di un sarto, di cui si rappresenta il simbolo del mestiere, senza il nome.  Ai lati del cortile ci sono diverse cappelle come la Cappella di Santa Giustina e la Cappella di Giacomo Francia.

La statua del gallo e i mosaici

Un’altra curiosità che potrete scorgere in una monofora, sul lato destro del cortile, tenendo alle spalle la chiesa del Santo Sepolcro, è la statua di un gallo. Questo si riferisce all’episodio della Passione in cui avviene il rinnegamento di Pietro, a seguito del quale proprio un gallo cantò.

Questo cortile così raccolto ed elegante, è impreziosito da decorazioni musive in laterizio molto belle. Di diversi colori e alternate con schegge di marmo, queste decorazioni rendono unica e incantevole tale porzione di spazio.

Tra le varie figure geometriche rappresentate, ci sono anche delle stelle, a sei, sette e otto punte. È possibile leggervi un rimando alla simbologia liturgica, vedendo il sei come rappresentativo dell’imperfezione, il sette la compiutezza e l’otto la resurrezione.

Occupazione longobarda di Bologna

Il Catino di Pilato, posto al centro del Cortile omonimo, attesta l’occupazione dei Longobardi a Bologna, nell’VIII secolo. Infatti nell’iscrizione presente sul catino, che ha sollecitato varie discussioni tra gli studiosi, è possibile leggere dei riferimenti ai due re longobardi Liutprando e Ilprando. Questo catino è in pietra marmorea, fissato su di un piedistallo. È esattamente posizionato nel Lithostrotos, il luogo dove appunto condannarono Gesù, e rappresenterebbe il momento in cui Pilato si lavò le mani, per evitare di condannare Cristo.

La denominazione “Catino di Pilato” deve essere fatta risalire al XVI secolo, quando il complesso delle sette chiese iniziò ad arricchirsi di simboli ed elementi che ricordano la Passione di Cristo.

Chiesa della Trinità (o della Croce)

La chiesa della Trinità viene descritta come una delle chiese più importanti dell’agglomerato di Santo Stefano. Purtroppo, oggi appare ai visitatori in modo non chiaro, e una volta entrati in questo luogo, dal Cortile di Pilato, la sensazione è quella di uno spazio ambiguo e complicato.

Tale chiesa ha conosciuto varie fasi di distruzione e ricostruzione; con grande probabilità in origine era un luogo di preghiera molto diverso da come appare oggi. 

Sicuramente molto più ampia e di maggior respiro, rispetto alla chiesa che vediamo oggi, è possibile ipotizzare che questa sia l’area più antica di tutto il complesso delle Sette Chiese. Nonostante non ci siano tracce e prove visibili e certe, gli studiosi hanno ipotizzato che tale chiesa esistesse già in età paleocristiana.

La chiesa della Trinità è caratterizzata da una pianta irregolare, ed è suddivisa da sei cappelle, tutte diverse per misura e forma.

Il Chiostro del Monastero di Santo Stefano

Il Chiostro del monastero di Santo Stefano non rientra tra i luoghi rappresentativi della Passione di Cristo.

Ma è in questo spazio, a cui si accede dal lato destro della chiesa della Trinità, che si racchiude e consuma la vita monastica dei benedettini olivetani.

Il chiostro è caratterizzato da un doppio ordine di logge, il primo dell’XI secolo, il secondo risalente al XII-XIII secolo. Questo secondo ordine di logge è composto da colonne bianche binate, che rendono armonioso ed elegante tutto l’edificio.

Anche in questo Chiostro, come in quello di Pilato, la bicromia delle decorazioni sul muro e sopra i capitelli, donano un’eleganza e vitalità artistica unica.

Cortile del Monastero di Santo Stefano, con il pozzo e il doppio ordine di logge.
Fonte: WikiCommons

Nella parte sinistra, in una nicchia protetta da una inferriata, potrete scorgere un affresco anonimo del XIV secolo, in cui è raffigurata La Madonna col Bambino e Santi Pietro, Giovanni Battista, San Francesco. Nella parte superiore di questo arcosolio si trova un’altra porzione di affresco con I Santi Giacomo Interciso, Vitale e Agricola. Infine, al centro del chiostro si trova il pozzo seicentesco, in pietra arenaria.

Dante e il Chiostro 

La storia ci racconta che lo stesso Dante, passando per Bologna, ne sarebbe rimasto colpito. Questo perché i capitelli di queste colonnine hanno forme antropomorfe, e sembrano ricordare alcuni contrappassi danteschi.

In particolare, possiamo fare riferimento al decimo canto del Purgatorio (vv. 130-132) in cui Dante descrive la similitudine dei superbi e dei dannati che camminano ricurvi, sotto dei macigni pesanti. Questa sembra ricordare le figure grottesche, tra cui quella di un uomo oppresso sotto il peso dell’arco e del tetto, visibili in uno dei capitelli del chiostro.

In un altro capitello, in cui viene rappresentata la pena degli indovini, c’è il riferimento al ventesimo canto dell’Inferno (vv. 13-15).

Il Museo di Santo Stefano

Per concludere questo tour e la visita approfondita del Complesso delle Sette Chiese, è importante ricordarvi il piccolo ma prezioso museo di Santo Stefano. Al suo interno sono conservati rari oggetti, ed è possibile accedervi dal lato sinistro del chiostro.

Per tutte le informazioni e curiosità, leggi il nostro articolo sui Musei di Bologna da non perdere!

Bibliografia

  • Borghi, B., In viaggio verso la Terra Santa: la basilica di Santo Stefano in Bologna, Bologna, Minerva, 2010.
  • Montorsi, W., La Gerusalemme e l’Abbazia, in Santo Stefano in Bologna: bizantini, longobardi e benedettini, Modena, Aedes Muratoniana, 1980.
  • Scannavini, S. (a cura di), La Piazza Santo Stefano. Da trebbo medievale a piazza prospettica rinascimentale, Bologna, Grafis Edizioni, 1991.

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