Alberto Belli

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San Giovanni in Monte: una collina e una lunga storia

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San Giovanni in Monte è uno dei luoghi di Bologna che più ha conosciuto cambiamenti storici, con diverse trasformazioni collezionate nel corso dei secoli.

Oggi è una delle sedi dell’Università di Bologna, ma le sue mura hanno accolto dapprima un convento, e poi un carcere.

San Giovanni in Monte ha avuto nel tempo diverse funzioni e di conseguenza diverse valorizzazioni dei suoi spazi. 

È stato la sede del convento dei Canonici Lateranensi, un luogo concepito per la meditazione, la preghiera, dove ricercare la propria rigenerazione morale, e allontanarsi dalle angustie e dalle miserie del quotidiano.

Successivamente è diventato un carcere, stravolgendo valori e usi precedenti legati alla funzione di convento. Oggi è una delle sedi dell’Università, in particolar modo del dipartimento di Storia, Culture e Civiltà: luogo di dialogo, di arricchimento e di formazione.

Lo sai che l’Università di Bologna è la più antica del mondo occidentale? Vieni a scoprirlo nel nostro articolo. Lo sapevi che una tradizione vuole che gli studenti universitari non possano salire sulle Due Torri prima della laurea? Potrebbe far sfuggire la corona d’alloro! Inoltre, a proposito di luoghi dal passato e dalla storia complessi, a pochi metri dalle Due Torri, si trova l’antico ghetto ebraico: un quartiere denso di memoria e ricordi.

Chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna.
Fonte:WikiCommons

San Giovanni in Monte: la chiesa

La chiesa di San Giovanni in Monte è una delle più antiche di Bologna. È uno spazio simbolico, divenuto nei secoli punto di riferimento sia religioso che culturale.

Secondo la tradizione l’antica chiesa di San Giovanni in Monte sarebbe stata costruita da San Petronio, vescovo della città nel V secolo. La chiesa sarebbe sorta sui resti di un santuario pagano.  Il complesso di San Giovanni in Monte avrebbe dovuto far parte di quel progetto che prevedeva la ricostruzione dei luoghi di culto e preghiera della Terrasanta, ideato proprio da Petronio. In questo progetto spiccava primo fra tutti il Complesso delle Sette Chiese, rappresentativo di Gerusalemme; San Giovanni in Monte avrebbe rappresentato il Monte degli Ulivi, Via Santo Stefano la valle di Giosefat e Via de’ Pepoli il fiume Ezechia.

All’interno della Basilica di Santo Stefano potrai visitare anche la cripta di San Sepolcro; Bologna ha numerose cripte visitabili, vieni a scoprirle tutte nel nostro articolo sulla Bologna sotterranea!

San Petronio fu un importante vescovo e successivamente patrono di Bologna; ancora oggi viene ricordato e onorato anche tramite la Basilica di San Petronio, voluta dai cittadini stessi e idealizzata dall’architetto di Vincenzo. Inoltre, prima di San petronio, il patrono della città era San Pietro: capo degli apostoli e primo papa. La chiesa in suo onore viene definita Metropolitana, se siete curiosi di scoprire quale motivo cela dietro a questa scelta, leggete il nostro articolo sulla Cattedrale di San Pietro.

Fonte: WikiCommons

Architetture e rilevanze artistiche del Complesso

Dalla documentazione ritrovata, è possibile attestare che il convento sia stato fondato nel X secolo, per avere poi varie riedificazioni a partire dal 1286. L’assetto attuale risale al 1543-1549, ed è stato curato dall’architetto bolognese Antonio Morandi il Terribilia. Questo ha realizzato in particolare i due chiostri.  Il più piccolo riprende lo stile denominato alla “rustica”, su modello del Palazzo Tè di Mantova di Giulio Romano, molto di moda in quel periodo. Il chiostro più grande invece segue uno stile denominato “alla dorica”, secondo il gusto bolognese e ferrarese.

In generale il modello architettonico del convento si consolida fra il XIII e il XVI secolo, come struttura complessa chiusa e autosufficiente, con grandi volumi, ampi chiostri loggiati, orti e giardini botanici murati. La definizione e caratterizzazione di tale convento è da collegare all’attività dei Canonici Lateranensi. Infatti nel XVI secolo la canonica bolognese può essere ricordata come una tra le più importanti e culturalmente attive della zona. Tale complesso conventuale risulta dunque costituito da due corpi; uno composto dal chiostro piccolo con le logge rustiche, e l’altro formato dal chiostro grande con le logge doriche.

Gli affreschi e i dipinti più rilevanti della Chiesa di San Giovanni in Monte

Durante la seconda metà del Cinquecento, Bartolomeo Cesi realizzò un grande ciclo di affreschi, che decora il refettorio conventuale. La scena centrale è stata riposizionata in loco dopo gli opportuni e necessari restauri nel 1954. È importante far notare l’imponente porta d’ingresso della chiesa, scolpita da Nicola Donati, sopra la quale c’è un’aquila in terracotta realizzata da Nicolò dell’Arca. La chiesa è composta da tre navate, ed è rimasta intatta l’organizzazione elegante e ariosa che le era stata impressa nel XV secolo. Ci sono numerosi dipinti all’interno di questo luogo sacro, che arricchiscono e impreziosiscono la chiesa. Tra questi è possibile ricordare la Vergine in trono adorata da vari santi, una delle opere più importanti di Lorenzo Costa. Degno di nota e interesse è anche la grande finestra circolare sopra la porta: i suoi vetri sono stati dipinti da Francesco Cossa, su commissione di Annibale di Gabione Gozzadini.

Rifunzionalizzazione di San Giovanni in Monte: le tappe 

Nel 1797 l’occupazione francese di Bologna portò alla soppressione degli ordini religiosi, e una delle conseguenze più evidenti fu la trasformazione del complesso di San Giovanni in Monte. E così un tempo monastero, il complesso è stato per oltre duecento anni un carcere giudiziario al centro di Bologna. Oggi, come già ricordato, è una delle sedi dei dipartimenti dell’Università di Bologna: in tempi recenti ha dunque conosciuto una nuova e profonda trasformazione, di usi e di valori che vi sono stati investiti.

Oggetto di molti restauri fu anche la Fontana del Nettuno, simbolo della città nonché parte dei Sette Segreti di Bologna.

Da Convento a Carcere: la trasformazione del Complesso di San Giovanni in Monte

San Giovanni in Monte a Bologna non era un penitenziario, ma un carcere giudiziario. In questo spazio c’erano sia persone in attesa di giudizio, sia condannati che aspettavano il proprio giudizio definitivo. In Italia non è inusuale trovare questo tipo di conversioni edilizie: molti luoghi di pena sono stati collocati in edifici religiosi.

Durante la lunga storia di San Giovanni in Monte come carcere, ci sono stati molti personaggi bolognesi che hanno visitato tale complesso. Primo fra tutti Lucio Dalla, che accompagnato dalla chitarra ha regalato ai detenuti momenti di leggerezza, dando loro la possibilità di pensarsi liberi e di immergersi nella musica.

Se sei curioso di approfondire la storia e la tradizione musicale di Bologna, leggi il nostro articolo Bologna città di musica.

Dunque San Giovanni in Monte è stato un carcere nel cuore della città e localizzato dentro la cinta muraria di Bologna: luogo di una delinquenza locale, di piccolo calibro, composta da una moltitudine di personaggi, da un’umanità sfumata in diverse gradazioni.

Chiesa di san Giovanni in Monte Bologna.
Fonte: Wikisource

Analogie tra luoghi diversi: San Giovanni in Monte come convento e carcere

Prima convento e poi carcere, il Complesso bolognese ha conosciuto diversi utilizzi e funzioni, che se analizzate in modo più approfondito, mostrano elementi di contatto tra questi due universi, entrambi separati dal mondo. Nonostante le rifunzionalizzazioni e i cambiamenti, questo luogo mostra i segni di gesti ripetitivi che si sono susseguiti nei secoli.

Le celle sono state il teatro dove il tormento, la solitudine, l’espiazione e le speranze hanno attraversato le coscienze di chi li ha abitate e vissute, sia per gli uomini di chiesa, sia per i carcerati.

Altra caratteristica comune è l’assenza della proprietà privata; com’è noto, la vita monastica è fondata su ideali di condivisione e di assenza di proprietà e di beni materiali.  Così i detenuti, una volta entrati nel carcere, consegnano le loro cose: una spoliazione dei beni che ricorda rituali religiosi secolari. Naturalmente l’abolizione della sfera di proprietà e di privatezza continua ad essere osservata anche dopo essere entrati nel monastero/carcere.  Ispezioni periodiche nelle celle, da parte degli abati nel monastero e da parte dei responsabili e delle guardie nel Complesso come carcere, avvengono in egual modo per controllare che questi non avessero collezionato nel tempo degli oggetti personali. Anche il fatto che tutti i detenuti indossano i medesimi vestiti rimanda al vestiario comune degli uomini religiosi; tutti elementi rappresentativi di valori come l’uguaglianza, legata alla spoliazione dai beni materiali.

Comune a entrambi i luoghi, il divieto di dormire con oggetti che potrebbero compromettere la sicurezza personale e incentivare tentativi di suicidio. La separazione dal mondo, come scelta o come pena, è sancita ulteriormente dalla limitazione a vedere familiari e amici, e a ricevere visite senza il permesso dei responsabili. Isolamento e momenti inevitabilmente comuni caratterizzano questi ambienti.

Fonte: Unibo

San Giovanni in Monte: da carcere a spazio di ricerca e sviluppo

Il carcere appare così non solo come luogo di punizione, ma diventa anche modello di intervento sociale per recuperare la normalità del soggetto.

Prima dell’entrata delle armate francesi a Bologna, nella città si contava una massiccia e capillare presenza della Chiesa e delle sue istituzioni e ordini all’interno delle mura della città. Dopo il 1799 ci fu una progressiva riduzione del patrimonio della Chiesa, con soppressioni di ordini e messa all’asta di beni e immobili ecclesiastici, come i monasteri. Le vendite dei conventi a Bologna furono oggetto di speculazioni urbane, e molti finirono nelle mani di privati, che molto spesso decidevano di demolire lo spazio. Alcuni conventi e monasteri, come San Domenico e San Martino, divennero gli alloggi delle truppe francesi; altri furono destinati a sedi di uffici burocratici, come San Michele in Bosco, S. Giovanni dei Celestini. Invece oltre un terzo dei conventi fu venduto, interamente o parzialmente, a privati cittadini, che tendenzialmente preferivano la demolizione di questi spazi, per rivenderli o per renderli abitabili.

Ecco che in questo periodo di cambiamenti, il carcere del Torrone di Palazzo venne trasferito in parte nel Convento di San Giovanni in Monte di Bologna, e in parte nel complesso di San Michele in Bosco. Tra le operazioni più importanti dell’epoca della dominazione napoleonica sulla città, ricordiamo anche la costituzione di un cimitero comunale, ancora una volta in un convento, quello di San Girolamo dei Certosini. Meglio noto come La Certosa, tale cimitero divenne luogo di pellegrinaggi e luogo di visita di molti turisti.

Fonte: Unibo

San Giovanni in Monte e Unibo: nuovi progetti

Nel 1984 il carcere fu dismesso, e dopo quasi due secoli il convento venne concesso, a uso perpetuo e gratuito, dal Demanio dello Stato all’Università degli Studi di Bologna. Quando il complesso vede la fine della sua funzione di carcere, conosce la sua ultima funzionalizzazione, diventando spazio di conoscenza, ricerca e di sviluppo della città. Il luogo dell’isolamento e della pena diventa un nuovo e fecondo punto di incontro, con una nuova storia e nuovi riferimenti. È un passaggio epocale.

Il progetto Acropoli

Nel corso dei decenni, l’Unibo ha cercato di attuare in questo spazio il progetto Acropoli, creando quindi una cittadella della cultura, luogo di riferimento per le discipline umanistiche. E così il Dipartimento di Lingue, che ha sede nel vicino collegio di San Luigi, quello di Storia, Paleografia e Medievistica, Archeologia, che si trovano in San Giovanni in Monte, rappresentano un nucleo compatto ed essenziale per la ricerca e la didattica dell’Ateneo.

Fasi di restauro e risultati

Il restauro del convento e il progetto Acropoli assumono così una valenza davvero importante: dopo 200 anni il complesso conventuale si riappropria del suo ruolo di sede culturale e d’innovazione. Infatti storicamente il convento è la sede storica della cultura, sia da un punto di vista laico che di innovazione scientifica. Basti pensare agli orti botanici che vi vengono creati e curati, dove si sperimenta la coltivazione delle piante officinali provenienti da vari paesi del mondo, e di cui si cercano di carpire le applicazioni pratiche da riportare in forma scritta.  Lo sapevi che L’Università di Bologna, tra le sue sedi, ospita anche uno dei giardini più antichi di Europa? Scoprilo nel nostro articolo L’orto botanico di Bologna: uno dei più antichi giardini d’Europa.

Con il progetto universitario Acropoli, il complesso di San Giovanni in Monte recupera il suo ruolo di sede della cultura e dell’innovazione laica universitaria. E così l’Acropoli San Giovanni in Monte si colloca urbanisticamente al centro del nuovo sistema culturale universitario: conclusione di un progetto ampio e importante per l’Università e per la città tutta.

Tutto il progetto di restauro, che ha avvolto il complesso per anni, ha restituito a questa architettura rinascimentale la capacità di comunicare con il proprio lessico, nascosta dalle trasformazioni e rifunzionalizzazioni succedute nei secoli. Attraverso ricerche storiche e sensibilità filologica, si è riusciti a restituire la voce e l’espressione originaria a questo luogo.

Per saperne di più, visita la Biblioteca SalaBorsa, sede storica del comune di Bologna e luogo universitario per eccellenza.

San Giovanni in Monte: l’origine della collina

Il problema dell’origine del colle su cui sorge il complesso è da tempo oggetto di studi e dibattiti. Le prime attestazioni di tale questione si ritrovano in documenti dell’alto medioevo. È uno dei problemi storici-archeologici irrisolti più interessanti di Bologna. Tale colle è quello che conserva la massima quota in città, ad eccezione di quello costituito dalla Montagnola.

Vista di San Giovanni in Monte da Via Farini, in cui si rende evidente la collina artificiale su cui sorge il complesso.
Fonte: WikiCommons

Il Monte ha un’origine completamente artificiale ed è di età antica. Tale interpretazione inizia a essere presente tra gli studiosi già nel XII secolo. Ma le opinioni erano diverse e discordanti. Quando il complesso entra a far parte delle sedi dell’Università di Bologna, iniziarono studi archeologici su tale sito. Attraverso sondaggi meccanici industriali e sondaggi manuali, in seguito a lunghe osservazioni e studi, si è arrivati a condividere l’ipotesi sull’artificialità del monte.

Il colle più importante di Bologna è sicuramente quello che ospita il Santuario della Madonna di San Luca, luogo ricco di leggende e storie pronte da scoprire, corri a leggerle! Inoltre, è proprio il portico di San Luca ad essere quello più lungo al mondo! Per saperne di più, ecco il nostro articolo sui Portici di Bologna.

Bologna non è solo la città di luoghi storici e artistici, ma anche la patria della pasta fresca. In molte trattorie e osterie si tramanda ancora l’antica arte delle sfogline con cura e attenzione! Scopri una selezione di locali in cui gustare i piatti tipici della tradizione: tra questi ti segnaliamo anche il Ristorante I Carracci e l’Osteria dell’Orsa!

Se sei indeciso su dove andare per un aperitivo tipico e sfizioso, leggi tutti i nostri consigli sull’articolo Bologna da bere, oppure recati al Mercato del Quadrilatero e prova uno dei salumifici!

Bibliografia

  • Scannavini R. (a cura di), San Giovanni in Monte: fra storia e progetto. Progetto Acropoli, Bologna, Grafis Edizioni, 1992.
  • Scannavini R. (a cura di), San Giovanni in Monte recuperato, Bologna, Grafis Edizioni, 1996.
  • Zanotti, A.(a cura di), San Giovanni in Monte: Convento e carcere. Tracce e testimonianze, Bologna, BUP, 1995.

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